Vittorio Arrigoni Attivista ucciso a Gaza

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domenica 16 maggio 2010

Filmografia Antimafie





Fortapasc
Un giornalista ucciso dalla camorra

Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima.

Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani, aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al "Giovanbattista Vico" dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti della sinistra studentesca, conosciuto come "i ragazzi del 77" dal quale si distacco' per un passaggio attraverso i movimenti non violenti.

Si era iscritto all'Universita' e, contemporaneamente, aveva iniziato a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando sempre spiccato interesse per le problematiche sociali del disagio e dell'emarginazione, individuando in quella fascia il principale serbatoio della manovalanza della criminalita' organizzata, "la camorra".

Inizio' ad analizzare prima il fenomeno sociale della criminalita' per interessarsi dell'evoluzione delinquenziale delle diverse "famiglie camorristiche", calandosi nello specifico dei singoli individui. Fu questo periodo che contrassegno' il suo passaggio dapprima al periodico "osservatorio sulla camorra" rivista a carattere socio-informativo, diretta da Amato Lamberti e successivamente al quotidiano "Il Mattino", come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia, Comune di oltre 90mila abitanti, distante una decina di chilometri da Torre Annunziata. E cosi Siani inizio' a frequentare quella redazione, trattenendosi a scrivere lì i propri articoli: in pratica faceva vita di redazione, pur non potendo ufficialmente, essendo solo un corrispondente.

La decisione di ammazzarlo fu presa all'indomani della pubblicazione di un suo articolo, su "Il Mattino" del 10 giugno 1985 relativo alle modalita' con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata (attualmente in carcere condannato all'ergastolo) Siani spiego' che Gionta era diventato alleato del potente boss Lorenzo Nuvoletta (deceduto) , amico e referente in Campania della mafia vincente di Toto' Riina.

L' organizzazione del delitto richiese circa tre mesi, durante i quali Siani continuo' con sempre maggior vigore la propria attivita' giornalistica di denuncia delle malefatte dei camorristi e dei politici loro alleati, proprio nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. Questa e' la verita' giudiziaria dimostrata dagli inquirenti 8 anni dopo il delitto, con la collaborazione di alcuni pentiti e confermata per tutti gli imputati, (con la sola eccezione del boss Valentino Gionta,) nei tre gradi di giudizio con una serie d'ergastoli. Ma sicuramente dietro l'uccisione del giornalista Siani ci sara' anche dell'altro………

Fortapasc


Gomorra

Viaggio nell'impero economico e nel sogno del dominio della camorra

Gomorra è un film del 2008 diretto da Matteo Garrone, basato sul best-seller di Roberto Saviano Gomorra.

La trama si articola in quattro vicende che si alternano durante il film.

Nel film sono presenti molti luoghi fatiscenti. Le vele di Scampìa, un palazzo abusivo mai terminato (ma abitato), una pompa di benzina abbandonata, potenziale luogo di sversamento di rifiuti tossici, lidi abbandonati, d'inverno, del litorale domizio.

Gomorra


Il fantasma di Corleone

ll fantasma di Corleone è un film documentario del 2006 diretto da Marco Amenta.

Il film è una indagine che ricostruisce puntualmente la storia del boss dei boss Bernardo Provenzano: dalla scalata ai vertici della cupola sino alla fine della sua lunghissima latitanza. Un road movie tra testimonianze, deposizioni processuali, dichiarazioni di giudici, avvocati e investi

gatori, scandito da scene di inseguimento ricostruite con il passo di un thriller. La latitanza quarantennale del capo di Cosa Nostra si interrompe l'11 aprile 2006 quando Provenzano viene arrestato in un casolare vicino a Corleone..

Il famtasma di Corleone


Angela

Donne di mafia

Il film “Angela” di Roberta Torre è ambientato a Palermo ed è la storia di una donna, moglie di un boss, che partecipa attivamente alla vita mafiosa del marito e della sua cerchia di amici.

Angela


La siciliana ribelle

Rita Atria

La siciliana ribelle è un film del 2009, diretto da Marco Amenta, ispirato da una storia vera.

Dedicato e ispirato alla memoria di Rita Atria, costretta ad abbandonare la Sicilia e a vivere sotto falsa identità in un programma di protezione.La storia di Rita Atria resta una delle più tristi, più commoventi, più tenere. Quella di una ragazzina che ad appena 17 anni decide di denunciare gli assassini di padre e fratello, entrambi uomini d'onore. E che instaura un rapporto forte col giudice Paolo Borsellino. L'epilogo, però, è tragico: lei riesce a far condannare molti degli uomini del clan, ma si suicida sette giorni dopo la strage di via d'Amelio.

La siciliana ribelle (Rita Atria)

Per una corretta informazione si aggiunge il comunicato stampa diramato dalla famiglia di Rita Atria:

Vergognoso film su Rita Atria

Un regista opportunista, Marco Amenta, sembra sfruttare, a dire dei diretti interessati nella vicenda, un episodio doloroso in modo bieco e falsificatore. Il film "La siciliana ribelle" non è la storia vera di Rita Atria, ma una sua mistificazione a fini commerciali.
Ignorati dalla stampa, protestano (e ricorrono a mezzi legali), la nipote Vita Maria Atria, Piera Aiello e l'autorevole Luigi Ciotti.
Ecco il comunicato stampa:


COMUNICATO STAMPA: PRENDIAMO LE DISTANZE DAL SIG. MARCO AMENTA REGISTA DEL FILM IN USCITA "LA SICILIANA RIBELLE". PER LA PRIMA VOLTA INTERVIENE VITA MARIA ATRIA.

L'Associazione Antimafie "Rita Atria" si stringe attorno a Vita Maria Atria e a Piera Aiello perché la loro amarezza e le loro preoccupazioni sono le nostre. Desideriamo comunicare che non aggiungeremo altro su questa vicenda che proseguirà nelle opportune sedi.
segue comunicato stampa di Vita Maria Atria e le interviste a Piera Aiello e a Luigi Ciotti

Mi chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma. Nel '92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo "zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la paura e il timore di essere scoperte.
Da quando sono maggiorenne ho continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è possibile.
Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto pare si sbagliava.
Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi, vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare memoria in modo disinteressato.
Nonostante il signor Amenta in presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto. Così facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre.
Non mi interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria, degli applausi o della fama. Non credo che tutto questo serva a ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io questo non lo ritengo opportuno.
Spero che il signor Marco Amenta comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia cara zia e della sua scelta.
Appunto, una scelta di resistenza.
Vita Maria Atria

(fonte ritaatria.it)
il link alle interviste di LUIGI CIOTTI e di PIERA AIELLO
La lettura della lettera del regista Amenta che chiede la censura dell'intervista a Piera Aiello e Luigi Ciotti.

Un uomo da bruciare
Sicilia 1962
Un film del 1962,"Un uomo da bruciare" il primo film diretto da Valentino Orsini insieme ai fratelli Taviani. Un uomo da bruciare è ambientato in Sicilia ed è ispirato alla figura del sindacalista socialista Salvatore Carnevale che nel 1955, a soli 32 anni, fu ucciso dalla Mafia perché impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti agricoli contro i latifondisti. Il protagonista della pellicola dei Taviani e di Orsini (ben interpretato da un giovane Gian Maria Volonté) torna in Sicilia dopo due anni di vita sul continente e mette in pratica la sua esperienza extra-siciliana per portare i lavoratori ad ottenere gli stipendi e la diminuizione del numero delle ore di lavoro da 12 a 8.


Fine pena mai
Sacra Corona Unita
Fine Pena Mai è un film del 2007 diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte. È ambientato nel Salento negli anni ottanta con protagonisti certi malavitosi della sacra corona unita.



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