L'opera rappresenta un vero e proprio diario di viaggio del quale Cristicchi è narratore ed attore, viaggio che lo porta a visitare in prima persona diverse ex strutture manicomiali del nostro Paese, daRoma a Genova. Per la prima volta, a raccontare la sconosciuta tragedia di queste istituzioni dimenticate, sono coloro che dell'istituzione sono stati vittime incolpevoli: "i malati di mente". Attraverso i loro sguardi, le parole biascicate, i loro lucidissimi ricordi di dolore, emerge un ritratto terribile di vite dimenticate e di torture legalizzate, le une e le altre troppo spesso ignorate.
Vengono poi intervistati da Cristicchi anche psichiatri, psicologi, infermieri, nonche' alcuni artisti comeMorgan,Caparezza,Niccolò Fabi,Samuele Bersani,che danno una propria definizione della "mattìa". Particolarmente intense le interviste adAscanio Celestini, anch'egli impegnato con diversi lavori teatrali e letterari a raccontare l'istituzione manicomiale, e la poetessaAlda Merini, rinchiusa in manicomio per più di dieci anni.
Accomunati agli Ebrei da uno stesso destino di morte furono almeno mezzo milione gli Zingari che persero la vita nei campi di sterminio nazisti.Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria.
Eppure le sofferenze patite dai Rom e dai Sinti sono state terribili. Essi furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti, ed infine destinati alle camere a gas ed ai crematori.Oltre ventimila vennero uccisi nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944.Malgrado ciò nessuno zingaro venne chiamato a testimoniare nei processi ai gerarchi nazisti, neppure a Norimberga.
Infine, quando in Germania alcuni sopravvissuti si decisero a chiedere un risarcimento,questo fu loro negato con il pretesto che le persecuzioni subite non erano motivate da ragioni razziali ma dalla loro “asocialità” (caratteristica che i nazisti attribuivano a ragioni biologiche e che quindi li destinava ad una “soluzione finale” al pari degli Ebrei).
“A forza di essere vento” è costituito da una ricca documentazione audiovisiva (6 documentari per una durata complessiva di circa due ore e mezza): interviste a due Zingari internati ad Auschwitz-Birkenau, uno spettacolo di Moni Ovadia con i musicisti Rom rumeni Taraf da Metropulitana, un filmato dell’Opera Nomadi dal titolo “Porrajmos” (la “Shoà” zingara), una serata multimediale tenutasi alla Camera del Lavoro di Milano ed una illuminante intervista di Marcello Pezzetti delCentro di Documentazione Ebraica Contemporaneasulla storia dello Zigeunerlager.
Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima.
Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani, aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al "Giovanbattista Vico" dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti della sinistra studentesca, conosciuto come "i ragazzi del 77" dal quale si distacco' per un passaggio attraverso i movimenti non violenti.
Si era iscritto all'Universita' e, contemporaneamente, aveva iniziato a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando sempre spiccato interesse per le problematiche sociali del disagio e dell'emarginazione, individuando in quella fascia il principale serbatoio della manovalanza della criminalita' organizzata, "la camorra".
Inizio' ad analizzare prima il fenomeno sociale della criminalita' per interessarsi dell'evoluzione delinquenziale delle diverse "famiglie camorristiche", calandosi nello specifico dei singoli individui. Fu questo periodo che contrassegno' il suo passaggio dapprima al periodico "osservatorio sulla camorra" rivista a carattere socio-informativo, diretta da Amato Lamberti e successivamente al quotidiano "Il Mattino", come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia, Comune di oltre 90mila abitanti, distante una decina di chilometri da Torre Annunziata. E cosi Siani inizio' a frequentare quella redazione, trattenendosi a scrivere lì i propri articoli: in pratica faceva vita di redazione, pur non potendo ufficialmente, essendo solo un corrispondente.
La decisione di ammazzarlo fu presa all'indomani della pubblicazione di un suo articolo, su "Il Mattino" del 10 giugno 1985 relativo alle modalita' con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata (attualmente in carcere condannato all'ergastolo) Siani spiego' che Gionta era diventato alleato del potente boss Lorenzo Nuvoletta (deceduto) , amico e referente in Campania della mafia vincente di Toto' Riina.
L' organizzazione del delitto richiese circa tre mesi, durante i quali Siani continuo' con sempre maggior vigore la propria attivita' giornalistica di denuncia delle malefatte dei camorristi e dei politici loro alleati, proprio nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. Questa e' la verita' giudiziaria dimostrata dagli inquirenti 8 anni dopo il delitto, con la collaborazione di alcuni pentiti e confermata per tutti gli imputati, (con la sola eccezione del boss Valentino Gionta,) nei tre gradi di giudizio con una serie d'ergastoli. Ma sicuramente dietro l'uccisione del giornalista Siani ci sara' anche dell'altro………
La trama si articola in quattro vicende che si alternano durante il film.
Nel film sono presenti molti luoghi fatiscenti. Levele di Scampìa, un palazzo abusivo mai terminato (ma abitato), una pompa di benzina abbandonata, potenziale luogo di sversamento di rifiuti tossici, lidi abbandonati, d'inverno, del litorale domizio.
Il film è una indagine che ricostruisce puntualmente la storia del boss dei boss Bernardo Provenzano: dalla scalata ai vertici della cupola sino alla fine della sua lunghissima latitanza. Un road movie tra testimonianze, deposizioni processuali, dichiarazioni di giudici, avvocati e investi
gatori, scandito da scene di inseguimento ricostruite con il passo di un thriller. La latitanza quarantennale del capo di Cosa Nostra si interrompe l'11 aprile 2006 quando Provenzano viene arrestato in un casolare vicino a Corleone..
Il film “Angela” di Roberta Torre è ambientato a Palermo ed è la storia di una donna, moglie di un boss, che partecipa attivamente alla vita mafiosa del marito e della sua cerchia di amici.
La siciliana ribelle è un film del 2009, diretto da Marco Amenta, ispirato da una storia vera.
Dedicato e ispirato alla memoria di Rita Atria, costretta ad abbandonare la Sicilia e a vivere sotto falsa identità in un programma di protezione.La storia di Rita Atria resta una delle più tristi, più commoventi, più tenere. Quella di una ragazzina che ad appena 17 anni decide di denunciare gli assassini di padre e fratello, entrambi uomini d'onore. E che instaura un rapporto forte col giudice Paolo Borsellino. L'epilogo, però, è tragico: lei riesce a far condannare molti degli uomini del clan, ma si suicida sette giorni dopo la strage di via d'Amelio.
Un regista opportunista, Marco Amenta, sembra sfruttare, a dire dei diretti interessati nella vicenda, un episodio doloroso in modo bieco e falsificatore. Il film "La siciliana ribelle" non è la storia vera di Rita Atria, ma una sua mistificazione a fini commerciali. Ignorati dalla stampa, protestano (e ricorrono a mezzi legali), la nipote Vita Maria Atria, Piera Aiello e l'autorevole Luigi Ciotti. Ecco il comunicato stampa:
Mi chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma. Nel '92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo "zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la paura e il timore di essere scoperte. Da quando sono maggiorenne ho continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è possibile. Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto pare si sbagliava. Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi, vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare memoria in modo disinteressato. Nonostante il signor Amenta in presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto. Così facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre. Non mi interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria, degli applausi o della fama. Non credo che tutto questo serva a ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io questo non lo ritengo opportuno. Spero che il signor Marco Amenta comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia cara zia e della sua scelta. Appunto, una scelta di resistenza. Vita Maria Atria (fonteritaatria.it) il link alle interviste di LUIGI CIOTTIe diPIERA AIELLO La letturadella lettera del regista Amenta che chiede la censura dell'intervista a Piera Aiello e Luigi Ciotti.
Un uomo da bruciare
Sicilia 1962
Un film del 1962,"Un uomo da bruciare" il primo film diretto da Valentino Orsiniinsieme ai fratelli Taviani. Un uomo da bruciareè ambientato in Sicilia ed è ispirato alla figura del sindacalista socialista Salvatore Carnevale che nel 1955, a soli 32 anni, fu ucciso dalla Mafia perché impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti agricoli contro i latifondisti. Il protagonista della pellicola dei Taviani e di Orsini (ben interpretato da un giovane Gian Maria Volonté) torna in Sicilia dopo due anni di vita sul continente e mette in pratica la sua esperienza extra-siciliana per portare i lavoratori ad ottenere gli stipendi e la diminuizione del numero delle ore di lavoro da 12 a 8.
Premio Oscar 1977: miglior documentario. Nel 1990 è stato inserito tra le pellicole preservate al National Film Registry, come film culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo.
1973. I minatori di Brookside, una piccola città della contea di Harlan nel Kentucky, iniziano uno sciopero che si protrae durante 13 mesi. La società carbonifera si rifiuta di aderire alle richieste dei minatori per un salario più adeguato e per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Gli operai si affiliano al sindacato Umwa, perché difenda i loro diritti, ma i proprietari delle miniere non riconoscono il sindacato e si rifiutano di stipulare il nuovo contratto. La lunga vertenza ha fasi drammatiche, non solo per quanto riguarda i minatori e i loro padroni, ma anche per alcune ombre allungatesi sull'Umwa, finché i minatori non cambiano la loro "leadership", sostituendo al vertice i dirigenti corrotti. Durante i lunghi mesi di sciopero i minatori sono affiancati e sostenuti dalle loro donne e finalmente, dopo la morte di uno di loro, Laurence Jones ucciso da un "crumiro", riescono ad ottenere la vittoria.
Harlan County Usa (Barbara Kopple-USA 1976)
L'esordio di una regista statunitense, laureata in psicologia, con un documentario su uno sciopero di tredici mesi dei minatori del Kentucky non poteva non destare interesse nel 1977. Ed infatti la Koople, spirito ribelle fin da ragazzina, non nasconde niente in questo documentario: dalla brutalità dei fatti al Ku Klux Klan che sostiene i crumiri ma anche da un sindacato a volte corrotto. Dopo la vittoria dell'Oscar il film ebbe una buona distribuzione e rappresenta ancora oggi un modello di cronaca di uno sciopero. La regista aveva anzi intenzione di completare una sua "filmografia operaia" con una vicenda che riguardava la difficoltà di inserire il sindacato in una azienda tessile ma l'uscita, due anni dopo, di Norma Rae la fa desistere.
Il documentario analizza il potere che hanno le multinazionali(quelle che in America vengono chiamate corporations) nell'economia mondiale, dei loro profitti e dei danni che creano.
The Corporation (Le Multinazionali)
Le corporation sono oggigiorno persone giuridiche che hanno l'obbligo di mettere la tutela dei loro azionisti, cioè la realizzazione di un profitto, al di sopra di ogni altro obiettivo. Per questo, esse non hanno alcun interesse a salvaguardare la natura o il benessere dei lavoratori: ad essere danneggiata dall'opera delle multinazionali, quindi, è la società. Il documentario spiega questo fenomeno e lo illustra con vari esempi, che comprendono, fra l'altro:
lo sfruttamento della manodopera, specialmente nei paesi centroamericani, portato alla luce dalle indagini del Comitato Nazionale Americano per il Lavoro;
la sintetizzazione e la diffusione di sostanze chimiche pericolose per la salute, come ilDDTe l'Agente Arancio, prodotto dallaMonsantoe usatoin Vietnamdall'esercito americano;
la somministrazione alle mucche di un ormone (l'rBGH della Monsanto, detto anche rBST o Posilac). Questa sostanza, considerata sicura dallaFDA, avrebbe dovuto aumentare la produzione di latte, ma invece ha provocato casi di mastite (infiammazioni delle mammelle) delle mucche, che a sua volta ha provocato l'infezione batterica del latte. Un programma di Fox News ne avrebbe dovuto parlare, ma la Monsanto, con l'appoggio della Fox stessa, l'ha censurato;
l'inquinamentodelle fabbriche e di allevamenti animali;
lapubblicitàrivolta ai giovani di oggi, più sofisticata e creata appositamente perché i bambini condizionino gli acquisti dei genitori. Le corporation fanno leva sulla loro vulnerabilità per vendere i propri prodotti e per creare un esercito di "piccoli consumatori" che hanno cieca fiducia nelle multinazionali;
la diffusione dipubblicità occultaper introdurre un marchio nella vita quotidiana;
il processocondotto dallaGeneral Electric e dal prof. Chakrabarty contro l'Ufficio brevetti americano, che aveva rifiutato dibrevettareunbatterio geneticamente modificato. Prima di questo processo non era possibile brevettare esseri viventi, ma dopo la vittoria della multinazionale, questa regola è stata modificata e ora il divieto vale solo per la specie umana;
leprivatizzazionidei beni pubblici, fra cui quella dei servizi idrici di una città boliviana (Cochabamba) che dava la possibilità a una multinazionale di distribuire l'acqua in cambio di un quarto del reddito dei cittadini, prevaricando, inoltre, i loro diritti. La popolazione si ribellò, ci furono degli scontri che provocarono numerosi feriti e un morto;
la collusione fra le corporation e i regimi dittatoriali, specialmente fra l'IBMdi New York e il Terzo Reich.
Particolarmente impietosa è l'analisi del comportamento delle corporation, che si rivela uguale a quello dellopsicopatico:
« La domanda che spunta periodicamente è: "Fino a che punto la corporation può essere considerata psicopatica?". Se vediamo una corporation come persona giuridica, non dovrebbe essere tanto difficile mettere in parallelo la psicopatia dell'individuo con la psicopatia della corporation. Potremmo esaminare le caratteristiche di questo specifico disturbo una ad una, applicate alle corporation... Ne avrebbe tutte le caratteristiche. E infatti, sotto molti aspetti, la corporation risponde al prototipo dello psicopatico. »
a-films è un collettivo autonomo anarchico attualmente presente in europa e in medio oriente. questo collettivo organizza workshops che riguardano la realizzazione di video in diversi paesi del medio oriente, specialmente all’interno di campi profughi palestinesi.
Revolt_Video_Collective
RevoltVideoperIndymedia Ireland
collettivo Video attivisti aperto a tutti. Workshop e capacità condivise,progetti video realizzati collettivamente.
GlassBeadCollective
Collettivo Glassbead(GBC), con sede a New York City, riunisce persone provenienti da diversi background. GBC è stata fondata nel 2002 con uno spettacolo teatrale multimediale di Jean Paul Sartre's No Exit.
Il 3 ° annuale NYC anarchica Film Festival in onore diBrad Will, il nostro compagno e collega, assassinato dalla polizia, si svolge il Venerdì,10 aprile 2009sulla Lower East Side.
La terza conferenza annualeNYC anarchica Film Festivalsarà vetrina contemporanea di documentari e video su eventi correnti e movimenti sociali di resistenza palestinese al terrore israeliano a Gaza per la sommossa popolare e recenti scontri che hanno colpito la Grecia istantanea.
Registi presenteranno video su ambientalismo radicale, il femminismo radicale, e dei movimenti per la giustizia, come la continua lotta per i diritti umani a Oaxaca, Messico. Vedere i video di coraggiosa resistenza dell' India per l'Europa, in America Latina, negli Stati Uniti dove il dissenso è criminalizzatocome il terrorismo.