Vittorio Arrigoni Attivista ucciso a Gaza

Vittorio Arrigoni Attivista ucciso a Gaza
Ci@o Vittorio

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An Anarchist's Story

Chile Histoire

La Conspiración de Chicago

Crimethinc

Berlino 29.01.2011Sgombero Liebig14

14 dicembre 2010 a Roma- corteo Studenti

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venerdì 9 luglio 2010

Fiction-Corti-Film

Droghe in movimento
Culture extreme
Controllo Sociale
ProjectAnarchoCortoMetria
Come evitare il blocco di megavideo al min.72



Fuori Vena
(Tekla Taidelli)


Un film sulla tossicodipendenza e sull'uso-abuso di droghe, ambientato nella realtà giovanile di Milano e Bologna, liberamente inspirato da una storia vera, con attori tutti presi dalla strada. Quando l'ago non penetra la vena si verifica il pericoloso fenomeno del fuori vena. Se la sostanza da iniettare è tossica arriva nei tessuti vicini alla vena che si ammalano. La pelle si necrotizza e si formano ferite aperte, infezioni e ulcere. L'esordio nel lungometraggio di Tekla Taidelli è un viaggio nel mondo dei giovani che vivono "fuori": fuori dagli schemi imposti dalla società, fuori dalla normalità imperante, fuori dai binari prestabiliti. Un viaggio ai margini della società a bordo di corpi marginali che conducono esistenze al limite, fuori dal tempo scandito da lancette a forma di siringhe e dentro il tunnel della droga in fondo al quale si intravede soltanto un barlume di speranze spezzate. Questo e molto altro è Fuori vena: il racconto di giovani tossicodipendenti milanesi, la vita ai margini dei traveller di Bologna (un gruppo di persone che passa da un rave party all'altro e vive nei camion) ma soprattutto una storia d'amore tenera e senza speranza come poche altre volte si è visto sullo schermo. Quattro giorni di vita intensa tra la punk Tekla (figlia di genitori borghesi ha scelto di vivere in mezzo alla strada, vive una vita al limite ma senza mai oltrepassarlo) e Zanna il tossico che invece il limite l'ha superato da un pezzo imboccando una strada apparentemente senza ritorno, complici amicizie sbagliate e falsi "eroi" del quartiere. Un incontro che si fa scontro ed è subito amore disperato i cui protagonisti non sono né angeli caduti dal cielo né ragazzi gentili, ma persone "normali" che vivono appieno i problemi dei giovani che rappresentano. Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione emerge l'idea di cinema di Tekla, oscillante tra fiction e documentario, tra finzione e realtà, tra astrattezza e quotidiano con attori presi dalla strada e divertenti siparietti architettati con ironia e gusto per il nonsense.
Tekla Taidelli milanese di nascita lascia casa a 18 anni per vivere in una cascina occupata alla periferia del capoluogo lombardo. Riversa la sua esperienza in due documentari: Sbokki di vita e Noise P-Ratin Act (2001). Il suo primo lungometraggio è Fuori vena (2005), in cui è anche attrice.
Fuori Vena (Tekla Taidelli)



5 Euro
(Tekla Taidelli)
La vera protagonista del film è la banconota di 5 euro dove una strega ha scritto i numeri vincenti del super enalotto, che gira in una notte Milanese di mano in mano, mentre un avvocato cocainomane, pieno di debiti, la insegue per giocarsi i numeri e coprire il rosso in banca.
Lo scambio del soldo è il pretesto per vedere la città che non tutti conoscono o fingono di non vedere.
Città di un nazi skin stuprato da travestiti (fatto di cronaca realmente avvenuto), di due gay che lo soccorrono, di un padre di famiglia in Mercedes che va con un ragazzino, che batte per mantenere una madre alcolizzata perché il padre è un clochard.
Milano sinonimo di cocaina.
Ragazzi ‘pettinati' pippano, perché è la moda.
Giovani ‘zarri' di periferia per reggere il turno di notte, come il tassista, altri per andare in serata.
Lo sbirro corrotto passa la notte a sequestrare le buste di cocaina per sniffarsele.
Attraversando tutta la giungla della notte milanese, con tanto di catenate del nazi skin, l'avvocato arriva sempre un minuto dopo che la banconota venga spesa, fino a perdere per sempre le sue tracce, quando viene regalata ad un tossico nella farmacia dove i due gay stanno comprando i preservativi.
La notte finisce nella disperazione dell'avvocato che sognava i numeri vincenti che verranno giocati dal clochard, perché un bimbo gli ha regalato i 5 euro magici che ha trovato per terra strappati dopo una rissa tra tossico marocchino e sbirro corrotto.
Il clochard quando esce tutto elegante dalla banca con la vincita, 500 mila euro, in una valigetta, viene rapinato dallo ‘zarro' con lo scooter, che a sua volta verrà fermato dal solito sbirro corrotto che gli ruba la valigetta.




Sbokki di vita
( Tekla Taidelli)

Un viaggio attraverso la realtà illegale e ribelle dei punk milanesi, vista dall'occhio amico di chi non giudica, con l'urgenza di spiegare questi animi alternativi. Sicuramente ai margini della “normalità”, incazzati e incoscienti, ma anche luminosi, limpidi. Più veri.
DICHIARAZIONE DELL'AUTRICE: Si puó vivere di quello che la società butta. Dalle cento lire, ai panini che avanza Mc Donald's, ai materassi e divani che ti scaricano in faccia, fino alle fabbriche e alle cascine abbandonate.
Occupare un posto decrepito e renderlo vivo con rave e spettacoli, semplicemente è esprimersi.
Si puó vivere fuori dalle rotaie, dalle finte stabilità.
Questa per me è una A cerchiata.
La tua anarchia te la crei tu dentro di te, fottendotene di chi te la butta in culo ogni giorno e cercandoti la tua libertà.
Io ho scelto di essere la fottuta cicala piuttosto che la stronza formichina illusa.



Hydra
Controllo Globale

Hydra è il secondo cortometraggio in co
llaborazione con l'Ass.ne Kentu e sviluppa la tematica del controllo globale (vedi Echelon ), caratterizzato da un fortissimo sviluppo tecnologico, che di fatto permette un dominio maggiore di quello ipotizzato da George Orwell in “1984”.
Realizzare Hydra è costato un anno e mezzo , iniziato nell'estate del 1999, e finito nel dicembre del 2000, data della presentazione ufficiale.
Il cortometraggio vuole sviluppare la tematica del controllo sociale nel nostro tempo, caratterizzato da un fortissimo sviluppo di tecnologie . E' per questo che riportiamo qui alcune riflessioni. Storia: Nel futuro prossimo una giovane cagliaritana (Sara) non si arrende alla morte del ragazzo (Andrea) apparentemente avvenuta per un banale incidente. Nelle indagini che conduce da sola entra in un mondo a lei sconosciuto che la porterà a fare una esperienza che la cambierà. Documentazione di backstage Proprio perchè questo progetto è stato concepito come un progetto aperto e in continua evoluzione, abbiamo cercato di curare tutti gli aspetti legati alla documentazione sulla sua realizzazione, che crediamo sia utile a chi voglia intraprendere una iniziativa analoga, oltre che per coloro, qualora lo ritenessero interessante, vogliano contribuire allo sviluppo o alla modifica del film stesso. Per questo è stata curata anche una sezione dedicata alle foto di backstage di scena, alla realizzazione di un carrello cinematografico, alle problematiche del montaggio digitale/analogico oltre che a tutta quella documentazione "standard" che risulta utile nella realizzazione di un produzione cinematografica. Inoltre potete vedere anche alcuni estratti di backstage delle riprese direttamente in linea in questa sezione.
Oltre al capitolo
“Gli effetti di Hydra”effetti speciali, potete visitare la sezione “I luoghi di Hydra” , un viaggio attraverso le location della città di Cagliari scelte per il corto.

Questo corto ha testi, musiche e immagini coperti da licenza open source, per cui chi volesse cimentarsi nella creazione di un derivato potrebbe sfogarvi sopra ogni istinto creativo.

La versione originale è disponibile in formato super video cd scaricabile liberamente dalla rete p2p.





WOLFHOUND
Daniele Marconcini-Andrea Zanoli

WOLFHOUND, cortometraggio diretto dai registi Daniele Marconcini e Andrea Zanoli che ha vinto il primo premio al Nonantola Film Festival 2009.
Montaggio frenetico, flashback inseriti in maniera intelligente, atmosfera decadente in un futuro post-punk, sono tutti elementi che permettono di creare un ritmo indiavolato nei quasi cinque minuti di pellicola. Aggiungete una originale rivisitazione del classico tema del mad-doctor e avrete un efficace condensato di idee portato in video con una cura da videoclip. Notevole il fatto che WOLFHOUND sia stato girato in sole 96 ore, appositamente per il festival.



SEMELLE

Daniele Marconcini-Andrea Zanoli

Semelle, interessante cortometraggio diretto da Andrea Zanoli e Daniele Marconcini; registi che già avevano notevolmente impressionato con le atmosfere intrise di citazioni postpunk del loro primo cortometraggio WolfHound.

Semelle è un prodotto girato e montato in 5 giorni nel giugno 2009, che si è classificato terzo al festival Location Piacenza 2009 svoltosi dal 13 al 19 Giugno 2009.





Abajo Habama

Terence Piard

Havana, due ragazzi cubani sono alle prese con le dinamiche del loro pusher, il padre di quest'ultimo li aiuta a modo suo. uno dei ultimi cortometraggi di Terence Piard, recentemente scomparso a tenerife (2004), sulla realta giovanile alla havana , uno spaccato comico che lega la spensieratezza adolescenziale con la realtà degli adulti.
Abajo Habama

sabato 5 giugno 2010

Film-documento Anti-Psichiatria

Dall'altra parte del cancello

Film documentario


Dall'altra parte del cancello è il titolo di un documentario prodotto e realizzato da Simone Cristicchi, per la regia di Alberto Puliafito. Il titolo si rifà a un monologo teatrale di Giorgio Gaber contenuto nello spettacolo Far finta di essere sani (1973).

L'opera rappresenta un vero e proprio diario di viaggio del quale Cristicchi è narratore ed attore, viaggio che lo porta a visitare in prima persona diverse ex strutture manicomiali del nostro Paese, da Roma a Genova. Per la prima volta, a raccontare la sconosciuta tragedia di queste istituzioni dimenticate, sono coloro che dell'istituzione sono stati vittime incolpevoli: "i malati di mente". Attraverso i loro sguardi, le parole biascicate, i loro lucidissimi ricordi di dolore, emerge un ritratto terribile di vite dimenticate e di torture legalizzate, le une e le altre troppo spesso ignorate.

Vengono poi intervistati da Cristicchi anche psichiatri, psicologi, infermieri, nonche' alcuni artisti come Morgan, Caparezza, Niccolò Fabi, Samuele Bersani, che danno una propria definizione della "mattìa". Particolarmente intense le interviste ad Ascanio Celestini, anch'egli impegnato con diversi lavori teatrali e letterari a raccontare l'istituzione manicomiale, e la poetessa Alda Merini, rinchiusa in manicomio per più di dieci anni.


Dall'altra parte del cancello

Le mie impronte digitali

prese in manicomio 
hanno perseguitato le mie mani 
come un rantolo che salisse la vena della vita, 
quelle impronte digitali dannate 
sono state registrate nel cielo 
e vibrano insieme 
ahimè 
alle stelle dell'Orsa maggiore. 
 Alda Merini 


domenica 30 maggio 2010

Filmografia POPOLI DELLA TERRA

ProjectAnarchoFilmografia



A FORZA DI ESSERE VENTO
LO STERMINIO NAZISTA DEGLI ZINGARI


Accomunati agli Ebrei da uno stesso destino di morte furono almeno mezzo milione gli Zingari che persero la vita nei campi di sterminio nazisti. Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria.
Eppure le sofferenze patite dai Rom e dai Sinti sono state terribili. Essi furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti, ed infine destinati alle camere a gas ed ai crematori. Oltre ventimila vennero uccisi nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944. Malgrado ciò nessuno zingaro venne chiamato a testimoniare nei processi ai gerarchi nazisti, neppure a Norimberga.
Infine, quando in Germania alcuni sopravvissuti si decisero a chiedere un risarcimento,questo fu loro negato con il pretesto che le persecuzioni subite non erano motivate da ragioni razziali ma dalla loro “asocialità” (caratteristica che i nazisti attribuivano a ragioni biologiche e che quindi li destinava ad una “soluzione finale” al pari degli Ebrei).

“A forza di essere vento” è costituito da una ricca documentazione audiovisiva (6 documentari per una durata complessiva di circa due ore e mezza): interviste a due Zingari internati ad Auschwitz-Birkenau, uno spettacolo di Moni Ovadia con i musicisti Rom rumeni Taraf da Metropulitana, un filmato dell’Opera Nomadi dal titolo “Porrajmos” (la “Shoà” zingara), una serata multimediale tenutasi alla Camera del Lavoro di Milano ed una illuminante intervista di Marcello Pezzetti del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea sulla storia dello Zigeunerlager.

domenica 16 maggio 2010

Filmografia Antimafie





Fortapasc
Un giornalista ucciso dalla camorra

Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima.

Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani, aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al "Giovanbattista Vico" dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti della sinistra studentesca, conosciuto come "i ragazzi del 77" dal quale si distacco' per un passaggio attraverso i movimenti non violenti.

Si era iscritto all'Universita' e, contemporaneamente, aveva iniziato a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando sempre spiccato interesse per le problematiche sociali del disagio e dell'emarginazione, individuando in quella fascia il principale serbatoio della manovalanza della criminalita' organizzata, "la camorra".

Inizio' ad analizzare prima il fenomeno sociale della criminalita' per interessarsi dell'evoluzione delinquenziale delle diverse "famiglie camorristiche", calandosi nello specifico dei singoli individui. Fu questo periodo che contrassegno' il suo passaggio dapprima al periodico "osservatorio sulla camorra" rivista a carattere socio-informativo, diretta da Amato Lamberti e successivamente al quotidiano "Il Mattino", come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia, Comune di oltre 90mila abitanti, distante una decina di chilometri da Torre Annunziata. E cosi Siani inizio' a frequentare quella redazione, trattenendosi a scrivere lì i propri articoli: in pratica faceva vita di redazione, pur non potendo ufficialmente, essendo solo un corrispondente.

La decisione di ammazzarlo fu presa all'indomani della pubblicazione di un suo articolo, su "Il Mattino" del 10 giugno 1985 relativo alle modalita' con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata (attualmente in carcere condannato all'ergastolo) Siani spiego' che Gionta era diventato alleato del potente boss Lorenzo Nuvoletta (deceduto) , amico e referente in Campania della mafia vincente di Toto' Riina.

L' organizzazione del delitto richiese circa tre mesi, durante i quali Siani continuo' con sempre maggior vigore la propria attivita' giornalistica di denuncia delle malefatte dei camorristi e dei politici loro alleati, proprio nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. Questa e' la verita' giudiziaria dimostrata dagli inquirenti 8 anni dopo il delitto, con la collaborazione di alcuni pentiti e confermata per tutti gli imputati, (con la sola eccezione del boss Valentino Gionta,) nei tre gradi di giudizio con una serie d'ergastoli. Ma sicuramente dietro l'uccisione del giornalista Siani ci sara' anche dell'altro………

Fortapasc


Gomorra

Viaggio nell'impero economico e nel sogno del dominio della camorra

Gomorra è un film del 2008 diretto da Matteo Garrone, basato sul best-seller di Roberto Saviano Gomorra.

La trama si articola in quattro vicende che si alternano durante il film.

Nel film sono presenti molti luoghi fatiscenti. Le vele di Scampìa, un palazzo abusivo mai terminato (ma abitato), una pompa di benzina abbandonata, potenziale luogo di sversamento di rifiuti tossici, lidi abbandonati, d'inverno, del litorale domizio.

Gomorra


Il fantasma di Corleone

ll fantasma di Corleone è un film documentario del 2006 diretto da Marco Amenta.

Il film è una indagine che ricostruisce puntualmente la storia del boss dei boss Bernardo Provenzano: dalla scalata ai vertici della cupola sino alla fine della sua lunghissima latitanza. Un road movie tra testimonianze, deposizioni processuali, dichiarazioni di giudici, avvocati e investi

gatori, scandito da scene di inseguimento ricostruite con il passo di un thriller. La latitanza quarantennale del capo di Cosa Nostra si interrompe l'11 aprile 2006 quando Provenzano viene arrestato in un casolare vicino a Corleone..

Il famtasma di Corleone


Angela

Donne di mafia

Il film “Angela” di Roberta Torre è ambientato a Palermo ed è la storia di una donna, moglie di un boss, che partecipa attivamente alla vita mafiosa del marito e della sua cerchia di amici.

Angela


La siciliana ribelle

Rita Atria

La siciliana ribelle è un film del 2009, diretto da Marco Amenta, ispirato da una storia vera.

Dedicato e ispirato alla memoria di Rita Atria, costretta ad abbandonare la Sicilia e a vivere sotto falsa identità in un programma di protezione.La storia di Rita Atria resta una delle più tristi, più commoventi, più tenere. Quella di una ragazzina che ad appena 17 anni decide di denunciare gli assassini di padre e fratello, entrambi uomini d'onore. E che instaura un rapporto forte col giudice Paolo Borsellino. L'epilogo, però, è tragico: lei riesce a far condannare molti degli uomini del clan, ma si suicida sette giorni dopo la strage di via d'Amelio.

La siciliana ribelle (Rita Atria)

Per una corretta informazione si aggiunge il comunicato stampa diramato dalla famiglia di Rita Atria:

Vergognoso film su Rita Atria

Un regista opportunista, Marco Amenta, sembra sfruttare, a dire dei diretti interessati nella vicenda, un episodio doloroso in modo bieco e falsificatore. Il film "La siciliana ribelle" non è la storia vera di Rita Atria, ma una sua mistificazione a fini commerciali.
Ignorati dalla stampa, protestano (e ricorrono a mezzi legali), la nipote Vita Maria Atria, Piera Aiello e l'autorevole Luigi Ciotti.
Ecco il comunicato stampa:


COMUNICATO STAMPA: PRENDIAMO LE DISTANZE DAL SIG. MARCO AMENTA REGISTA DEL FILM IN USCITA "LA SICILIANA RIBELLE". PER LA PRIMA VOLTA INTERVIENE VITA MARIA ATRIA.

L'Associazione Antimafie "Rita Atria" si stringe attorno a Vita Maria Atria e a Piera Aiello perché la loro amarezza e le loro preoccupazioni sono le nostre. Desideriamo comunicare che non aggiungeremo altro su questa vicenda che proseguirà nelle opportune sedi.
segue comunicato stampa di Vita Maria Atria e le interviste a Piera Aiello e a Luigi Ciotti

Mi chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma. Nel '92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo "zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la paura e il timore di essere scoperte.
Da quando sono maggiorenne ho continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è possibile.
Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto pare si sbagliava.
Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi, vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare memoria in modo disinteressato.
Nonostante il signor Amenta in presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto. Così facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre.
Non mi interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria, degli applausi o della fama. Non credo che tutto questo serva a ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io questo non lo ritengo opportuno.
Spero che il signor Marco Amenta comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia cara zia e della sua scelta.
Appunto, una scelta di resistenza.
Vita Maria Atria

(fonte ritaatria.it)
il link alle interviste di LUIGI CIOTTI e di PIERA AIELLO
La lettura della lettera del regista Amenta che chiede la censura dell'intervista a Piera Aiello e Luigi Ciotti.

Un uomo da bruciare
Sicilia 1962
Un film del 1962,"Un uomo da bruciare" il primo film diretto da Valentino Orsini insieme ai fratelli Taviani. Un uomo da bruciare è ambientato in Sicilia ed è ispirato alla figura del sindacalista socialista Salvatore Carnevale che nel 1955, a soli 32 anni, fu ucciso dalla Mafia perché impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti agricoli contro i latifondisti. Il protagonista della pellicola dei Taviani e di Orsini (ben interpretato da un giovane Gian Maria Volonté) torna in Sicilia dopo due anni di vita sul continente e mette in pratica la sua esperienza extra-siciliana per portare i lavoratori ad ottenere gli stipendi e la diminuizione del numero delle ore di lavoro da 12 a 8.


Fine pena mai
Sacra Corona Unita
Fine Pena Mai è un film del 2007 diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte. È ambientato nel Salento negli anni ottanta con protagonisti certi malavitosi della sacra corona unita.